Palazzeschi interroga

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«Hai codesto male. Vivi inappagato sempre, vivi di quello che fu, e che non è mai stato, di quello che dovrà essere, e che poi non sarà, di quello che non è, di quello che non si sa, mai di quello che è. L’istante che vivi oggi dolorosamente sarà bello domani, lo ricorderai con nostalgia e rimpianto, è il debito che devi pagare all’ora non saputa vivere, la vita si vive a contanti e si liquida giorno per giorno, ora per ora. E una pena s’accavalla alla pena, e un’altra a un’altra ancora. Hai perduto il passo per fantasticare. Fare, fare bisogna.
Io non so che sarà, ciò non mi appartiene, ma so quello che è, so quello che posso avere, ed è molto: vedere, udire, toccare, sentire: è quello che mi è stato dato e ne prendo quanto posso, non domando di più e mille volte ringrazio ogni dì chi me lo diede. Cosa m’importa di sapere chi è, dov’è, che fa? Forse la mia curiosità l’offenderebbe, certo anzi, s’egli mi si cela, è da più di me, questo è sicuro. Ma è più gradito il dono non vedendo il donatore.»